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Proposto da EDAS come sedicesimo titolo della collana "Messina e la sua storia", Tra Scilla e Cariddi, "storie di navi e di uomini" si fa apprezzare per gli interessanti contenuti, e non meno per i tanti puntuali riferimenti bibliografici. Questo lavoro documenta e interpreta le fasi storiche dell'attraversamento dello Stretto di Messina, alla luce degli aspetti economici, politici, sociali ed etno-antropologici che, da sempre, hanno ruotato intorno a questo punto nevralgico del traffico marittimo. È inoltre una vera miniera di notizie, anche inedite, su fatti e personaggi, segno evidente di attente ricerche in archivi e biblioteche, oltreché di un intenso lavoro sul campo alla ricerca di testimonianze dirette in qualche caso preziose. L’Autore, Giacomo Iapichino, non certo nuovo agli studi intorno a questa particolare tematica, con quest`ultimo suo lavoro, ha voluto offrire un panorama storico ben più ampio e articolato, in cui trovano posto e adeguata considerazione i fatti politici, i problemi e le scelte di natura tecnica, le esigenze economiche, le istanze umane e sociali. Il libro è insomma frutto di impegno lungo e assiduo: vede infatti la luce - nota lo stesso autore, che è stato Comandante sulle navi traghetto delle Ferrovie dello Stato - dopo "trent`anni di riflessione su una realtà [...] vissuta dall`interno e con gli occhi di chi ama il proprio lavoro...". Uno sguardo, in apertura, all`antichità classica, e via via attraverso i secoli, rievocando gli avvenimenti salienti che hanno visto protagoniste le due sponde dello Stretto, e in particolare quella peloritana, fino al regno dei Borbone, per evidenziare l`importanza strategica che in ogni epoca ha avuto questo mitico braccio di mare. Bisogna però giungere alla prima metà dell`Ottocento, ricorda il libro, per vedere attivi taluni quasi regolari servizi di collegamento: la "barca corriera" a vela, per il passaggio da una riva all`altra della costa, o la grossa imbarcazione a remi colorata di bianco e celeste e nel migliore dei modi attrezzata per accogliere alcuni passeggeri. Quindi, decenni dopo, i piropontoni e finalmente, verso la fine dell`Ottocento, i primi veri e propri ferry-boats, le navi cioè dotate di binari per il traghettamento dei carri ferroviari. La storia dei ferry-boats dello Stretto si snoda, da allora, attraverso innumerevoli avvenimenti e non meno copiose avversità: fra le tante, un disastroso sisma, nel 1908, e due guerre mondiali. Ed è una storia segnata, naturalmente, da mutamenti politici ed economici, dalle evoluzioni tecniche e scientifiche nei settori navale e ferroviario, dalle variazioni delle correnti di traffico. Una storia complessa, variegata e non priva di fascino, in cui molteplici episodi e personaggi si intrecciano, che Iapichino si è imposto di narrare a tutto tondo, compiutamente, senza nulla tralasciare, potendo anche far conto su un corredo di immagini davvero cospicuo. Con particolare attenzione sono nel volume considerati quelli che l`autore definisce gli "anni della svolta", ovvero gli anni Sessanta, che videro intanto la nascita del primo sindacato autonomo del personale navigante, che significava una vera rivoluzione sul piano contrattuale, e poi la grande novità dell`avvento dell`imprenditoria. Efficace e convincente l`analisi che l`autore fa proprio in merito alla nascita del sindacato del personale navigante, che peraltro si divise presto in due: uno a rappresentare lo stato maggiore delle navi traghetto e l`altro il personale esecutivo. "Si trattava - egli afferma fra l`altro - di associazioni professionali monotematiche che avevano l`obiettivo di "portare denaro" alla categoria". Stavano fuori dalla logica dei grandi sindacati, mentre avevano un potere contrattuale enorme. E "furono anni di autentico incendio sulle rotte dello Stretto". Quanto all`avvento del servizio privato, Iapichino opportunamente osserva che esso volle dire di certo "vantaggio economico alle città dello Stretto in termini occupazionali", ma anche enormi disagi. Che derivavano, specialmente a Messina, dall`aver situato i punti di approdo delle "zattere" in posizioni a dir poco infelici, e che erano destinati a ingigantirsi col passare degli anni, fino a compromettere oltre ogni limite la qualità della vita.
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