Casella di testo: Lima’s History

di Francesco M. Spampinato

Le origini

La Lima S.p.A. — Lavorazione Italiana Metalli e Affini (Modelli Lima) venne fondata a Vicenza nel 1946, come ditta specializzata per la riparazione e la realizzazione delle parti in alluminio delle carrozze FS danneggiate durante la guerra appena terminata.

Ben presto, tuttavia, le Ferrovie si dotarono di proprie officine ove realizzare internamente queste riparazioni e la Lima si riconvertì alla produzione di giocattoli in metallo: carrozzine per bambini, passeggini mignon per le bambole, pentole, pignatte, motoscafi, e, naturalmente, automobiline.

 

Nel 1954 Ottorino Bisazza (scomparso nel 1987), «l’uomo che inventò il trenino Lima», allora dirigente dalla Marzotto, acquistò questa fabbrichetta di proprietà di un parente del Conte Marzotto, con l’obiettivo di sfruttare l’allora allettante indotto del modellismo ferroviario, all’epoca trainato in Italia dalla comasca Rivarossi, concorrente di quei colossi stranieri di nome Märklin e Fleischmann: produzioni ultra sofisticate, target rigorosamente adulto, prezzi proibitivi.

«L’intuizione di Bisazza», spiega l’allora direttore vendite Silvio Conti, «fu che, se il mercato andava paragonato a una piramide, questi marchi ne occupavano solo il vertice; restava da conquistare tutta la base, cioè la parte più grossa, popolata dai bambini e dalle loro famiglie».

 

Meglio la plastica

Nella storia della Lima è a questo punto che si scrive il capitolo decisivo. Con le mani, naturalmente. Le prime sono quelle di Dante Mainardi, disegnatore assunto per progettare i treni elettrici da esporre nei negozi.

«Due furono le mosse vincenti», racconta Mainardi, «la prima consisté nello scegliere la plastica che, rispetto al metallo, permetteva di abbassare i prezzi». La seconda fu non competere con i produttori di modelli sul piano delle finiture, che alzavano solo il prezzo. Era meglio abbozzare alla buona il locomotore, e concentrarsi sull’impatto dei convogli, che dovevano essere colorati e attraenti, senza tanto preoccuparsi di risultare verosimili. Per fare un esempio, invece che incidere tutti quei codici che compaiono alla base dei vagoni, mi bastava scrivere un numero che ricordasse come posizione il codice, ma non il codice esatto: fra l’altro questo numero nel modellino si vede solo con la la lente d’ingrandimento.

La strada si rivelò quanto mai giusta. Alle fiere dei primi anni Sessanta Lima decolla grazie a giocattoli siglati con la cifra del loro prezzo in lire al dettaglio: 1.500, 2.000, 2.500. Piccole fortune, a quel tempo, però sufficienti per fare felici la tanto citata «famiglia media» presa di mira dalle sirene del boom economico.

Nel giro di poco tempo, alle mani di Dante Mainardi si aggiungono quelle dei cinquecento dipendenti occupati a sfornare, negli anni d’oro, tremila locomotori, dodicimila vagoni e trentamila rotaie da spedire ogni giorno in qualsiasi angolo del mondo.

Finché il lavoro manuale trova ragione di essere in una grande industria dell’Occidente, gli sfavillanti Orient Express, le poderose locomotive Krauss-Maffei, e i superveloci Tgv francesi marchiati Lima resistono perfino alla concorrenza micidiale delle piste per automobiline Policar, che impazzano durante tutti gli anni Settanta.

Poi, con il decennio successivo, si profilano all’orizzonte i Game-Boy, i Commodore 64 e le video simulazioni che negli ipermercati del Natale globalizzato non danno più scampo al motore G a 12 volt in corrente continua su cui si sono basate le tappe di una folgorante espansione.

A tutto ciò si aggiunge un’aggravante non indifferente: dal punto di vista del modellismo ferroviario i cosiddetti treni giocattolo della Lima avevano poco da invidiare a costosissime riproduzioni: gli unici punti deboli erano (quando c’erano questi difetti) i vetri non a filo con la carrozzeria e i carrelli qualche volta semplificati; ma il rapporto di scala, proporzioni, forma, riproduzioni e colori erano molto bene eseguiti: in alcuni casi addirittura si portavano naturalmente degli errori di tonalità che sono presenti anche nei treni veri.

Purtroppo i <<Soliti Puristi>> hanno un po’ demonizzato alcune scelte tecniche, col risultato che se in passato il modellismo ferroviario era accessibile, grazie alla Lima, anche alle persone meno abbienti, adesso è diventato una passione per pochi eletti, o comunque maledettamente costosa. E poi le assurde critiche sulla tecnologia Lima G, un motore che aveva il solo difetto di voler essere correttamente alimentato, ma che aveva il pregio della modularità, il pregio della affidabilità, il pregio della robustezza, il pregio della semplicità.

 

L’inizio della fine

Negli anni '80, in seguito al crollo del mercato del treno giocattolo, settore in cui era fra i leader mondiali, la Lima si trovò in difficoltà economico-finanziarie, e cominciò a puntare su una produzione modellistica più raffinata. Ciò non ostante, la ditta vicentina non riuscì a uscire dalla crisi e così nel 1992, ormai in amministrazione controllata, fu acquisita dalla Rivarossi di Como che, successivamente, acquisì anche i marchi Arnold e Jouef.

Nel 2000 nuovo assetto societario, con una curiosa alchimia finanziaria viene creata la Lima SpA con sede a Brescia e la Rivarossi diventa ora una divisione della ditta che otto anni prima aveva acquisito. Vengono chiusi tutti gli stabilimenti del gruppo a Como, Champagnole (Jouef) e Muhlhausen (Arnold) e la produzione viene spostata nello stabilimento Lima a Isola Vicentina.

Ma nel 2003, dopo ulteriori traversie gestionali e finanziarie, viene chiuso anche lo stabilimento di isola Vicentina, il gruppo cessa le attività e nel 2004 viene acquisito per 8.000.000 di euro dall’inglese Hornby (altra storica marca del settore), che ha ripreso la produzione coi marchi Rivarossi e Lima, ma in Cina. Il comunicato di Hornby relativo all'acquisizione del gruppo Lima (e con essa degli assetti di Rivarossi, Jouef, Arnold, Pocher), è del 16 dicembre 2004.

Ad oggi i trenini Lima sono oggetto di collezionismo mirato e di culto, in tutti questi anni la Lima è passata dagli economici ed approssimativi giocattoli degli anni 60-70 ai modelli super dettagliati del tutto simili ai Rivarossi degli anni 80-90.

 

 

Copertina del catalogo 1964  -  1965

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Tre generazioni di motori

I primissimi modelli avevano una motorizzazione a cascata di ingranaggi, alla fine degli anni '60 Lima realizza il mitico economico ed indistruttibile motore G.

Dopo la metà degli anni '80 la motorizzazione diventa cardanica (questi locomotori ai tempi avevano un prezzo di listino uguale a quelli della Rivarossi) e sino alla definitiva chiusura dello stabilimento la Lima si è contraddistinta con una produzione di locomotive esclusive che a oggi hanno valutazioni veramente alte, basti citare il Polifemo ed il Marco Polo.