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Le Stazioni di Messina Centrale e Messina Marittima, costruite nel loro attuale aspetto tra il 1937 ed il 1939, costituiscono uno dei più importanti complessi ferroviari “integrati” realizzati sul territorio nazionale.

 

La progettazione e la realizzazione di questo complesso d’opere architettoniche, dai canoni razionalisti tipici del ventennio fascista, non a caso definite “monumentali”, si deve all’architetto Angiolo Mazzoni (v. Note Biografiche alla fine dell’articolo), uno dei protagonisti delle vicende architettoniche italiane la cui attività si dispiega, per l’appunto, in detta epoca.

 

La struttura, rivestita in travertino è lineare ed imponente, caratterizzata da grandi ambienti a struttura semplice.

 

 

 

Il più celebre dei suddetti ambienti è, senza ombra di dubbio, il Salone dei Mosaici della Stazione Marittima, un lungo corridoio “a ponte” sopra i binari che portano alle invasature delle navi traghetto, dal quale si diramavano, a mo’ di pettine, le passerelle per l’imbarco pedonale, ove è ancora oggi ammirabile un grande mosaico murale ricco di temi legati alla storia e identità della Sicilia.

 

E l’idea di realizzare questo grande mosaico va attribuita allo stesso Mazzoni il quale, in un promemoria del 26 aprile 1938, propose all’allora Direttore Generale delle Ferrovie dello Stato di decorare il grande salone della stazione di Messina Marittima con un’imponente raffigurazione musiva aderente alla tradizione siciliana. Si legge infatti nel documento originale dell’epoca: “Tale composizione dovrebbe riprodurre con figurazioni allegoriche il discorso di Palermo con il quale S. E. il Capo del Governo (n.d.r. Mussolini) elevava la Sicilia all’onere di essere il Centro dell’Impero”.

 

La realizzazione dell’opera fu affidata al pittore Michele Cascella. Questi si avvalse della collaborazione del padre Basilio e del fratello Tommaso, i quali realizzarono il lavoro presso l’Opificio delle Pietre Dure della Scuola del Mosaico della Reverenda Fabbrica di San Pietro, in Vaticano, sulla base di cartoni dipinti a tempera dallo stesso Cascella.

L’opera è costituita di migliaia di “tessere” colorate in pasta vitrea, che grazie agli effetti cromatici che le caratterizzano, danno l’impressione di vere e proprie “pennellate”.

 

Il 20 novembre 1939, dopo meno di un mese dall'inaugurazione della monumentale stazione, il mosaico venne ultimato a consegnato all’ammirazione dei viaggiatori e, soprattutto, della cittadinanza messinese.

 

Il monumentale mosaico raffigura la millenaria storia dell’isola siciliana, attraverso la descrizione figurativa delle sue fasi più emblematiche, dall’epoca classica fino ai tempi della esecuzione artistica dell’opera.

 

Il mosaico inizia rievocando i fasti dell'età classica, si possono ammirare le immagini dei templi di Agrigento (il tempio di Giunone e quello della Concordia) e di Archimede con i suoi famosi specchi ustori grazie ai quali, secondo la leggenda, avrebbe incendiato le navi romane. Quindi si passa alla rappresentazione di un corteo di cavalieri normanni e a una raffigurazione dei "Vespri Siciliani". Lo sfondo è caratterizzato da molti e variegati paesaggi, le isole minori, i promontori, l'Etna tra agavi e fichi d’india.

La parte centrale del mosaico, paradossalmente quella meglio conservata (essendo rimasta “oscurata”, per motivi politici e fino all’epoca del restauro, da uno strato di intonaco), è dedicata alla celebrazione del duce, con una monumentale figura di Mussolini circondato da contadini, soldati e "camicie nere".

Quindi una splendida donna in costume antico che simboleggia la Sicilia, una donna che allatta e due bambini che giocano.

Infine, concludono l’opera, la battaglia dei garibaldini a Calatafimi e una scena riservata al mare, con due pescatori alla fine della giornata di lavoro ed una squadriglia di idrovolanti che sorvola le navi da guerra impegnate nelle acque dello Stretto di Messina.

 

Negli ultimi 15 anni il mosaico e la stessa area in cui esso è collocato, sono stati oggetto di ben 3 interventi di restauro e conservazione finalizzati al ripristino dell’opera, che versava in condizioni non ottimali a causa, soprattutto, di atti vandalici che ne avevano intaccato l’originale stato.

 

Un primo restauro risale al 1997, seguito nel 2004 da un più massiccio intervento grazie al quale è stata restituita al mosaico la sua originaria bellezza, intervento che ha ricevuto un particolare plauso da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali e Architettonici di Messina. Infine, nel 2006, sono stati realizzati una serie di operazioni di riqualificazione e messa in sicurezza del Salone dei Mosaici che fanno, oggi, di esso uno spazio idoneo ad ospitare iniziative culturali di vario genere, uno spazio che, in ogni caso, merita di essere visitato almeno una volta.

 

Il Mosaico della Stazione Marittima

 

di Roberto Copia

 

(foto Carsten Watsack)

Angiolo Mazzoni

Note Biografiche

 

Nasce a Bologna 21 maggio 1894.

Si laurea in ingegneria nel 1919 alla Scuola di applicazione per ingegneri di Roma, dove rimane ancora un paio d’anni come assistente

Nel 1921 venne assunto dalle F.S., ricevendo, dal 1922, la nomina di Ispettore stabile della Divisione lavori delle FS.

Nel 1923 consegue il diploma in architettura a Bologna .

Nel 1924, anno in cui vennero unificate Poste e Telegrafi e Ferrovie, fu trasferito a Roma presso la Direzione Generale, dove, tra il 1925 e il 1926, con la Stazione del Brennero, diede inizio alla sua fitta attività di progettazione di edifici ferroviari e postali sparsi lungo tutto il territorio italiano, destinata a protrarsi fino al 1945.

Alla fine degli anni ‘20, realizza l’edificio squadra rialzo presso la Stazione ferroviaria di Firenze, una delle sue opere più interessanti.

Nel 1932 iniziano i contatti ufficiali dell’architetto con Marinetti e il Futurismo. In qualità di aderente al Secondo futurismo, Mazzoni ha elaborato e realizzato nel corso di vent’anni edifici profondamente innovativi, coniugando le istanze innovative dell’ “architettura moderna” con una alta qualità delle realizzazioni, sempre caratterizzate dal particolare pregio dei materiali impiegati e dalle tecniche di realizzazione.

Nel 1934 è tra i firmatari del Manifesto Futurista dell’Architettura Aerea.

 

Tra i progetti realizzati in veste di progettista-dipendente pubblico, si ricordano, per importanza, gli edifici postali di Trento (1934), di Agrigento (1932), di Pola (1935); le stazioni ferroviarie di Trento, 1936 (con vetrate di Depero e Tato), di Siena 1936, di Reggio Calabria, di Montecatini Terme - Monsummano 1937 e di Messina 1939.

Dal 1948 al 1963 Mazzoni si trasferisce in Colombia, a Bogotà, dove insegna all’Università Nazionale e svolge attività professionale.

Vive a Roma dal suo ritorno in Italia, a partire dal 1958, fino alla morte, avvenuta il 28 settembre 1979.

 

Tra i progetti affidati al Mazzoni merita di essere ricordato quello della nuova stazione Termini a Roma, i cui lavori furono avviati a partire dal 1924, ma si arrestarono nel 1943, in riferimento alla quale riteniamo interessante riportare l’autorevole commento di Marcello Piacentini:

“La sua architettura è chiara, schietta, larga: essa rivela francamente la funzione degli edifici e nello stesso tempo è nobilissima e grandiosa. La facciata principale è costituita da un unico colonnato gigantesco, binato, sormontato da un attico e completamente aperto; la stazione sarà separata dalla piazza solamente da una vetrata attraverso la quale sarà possibile la visione di tutto il movimento dei treni: spettacolo moderno, vivo, dinamico. Pur essendo saporitamente moderno, nella sua schietta essenzialità, il portico ci richiama la larghezza e la maestà delle grandi composizioni romane, come i grandi porticati delle basiliche e dei fori. I fianchi si iniziano tanto su Via Marsala che sul Viale Principe di Piemonte con una serie di archi comprendenti l’altezza di due piani e sormontati da un altro ordine di archi, la cui luce è metà di quella degli inferiori: questi ultimi sono tagliati da una pensilina. Nella saletta Reale e Imperiale viene richiamato il motivo del prospetto principale con un portico assai più piccolo e di carattere diverso, semplicissimo e pure signorilmente raffinato. Un motivo dominante nei prospetti minori è quello del portico architravato a grandi luci, sorretto da colonne tozze senza capitello e sormontato da due ordini di finestre quadrate, a semplice taglio nel travertino. In complesso l’architettura è basata sul funzionamento, com’è logico in una stazione, e segue passo passo le singole necessità, palesandole esternamente: ne sono scaturiti dei fianchi vari, movimentati, interessanti, gustosi, pur conservando un carattere unitario. Vero è che le funzioni che si compiono in una stazione non sono molto elevate nella scala dei valori spirituali e sotto questo punto di vista ci si dovrebbe attenere ad un’estrema semplicità. Aspre critiche sono state mosse infatti ad altre stazioni, giudicate eccessivamente monumentali; ma in questo caso l’edificio della stazione domina una vasta piazza centralissima, su cui sorgono altri monumenti di grande valore: è insomma uno degli elementi più importanti della città, e sarà continuamente sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo anche riflettere che la stazione è il primo edificio che si vede arrivando: quello che ci dà il benvenuto e che deve subito rivelarci il carattere della città in cui si giunge. E’ in una parola l’anticamera della città ed è giusto che, come l’anticamera dei palazzi antichi, sia fastosa e grandiosa. A conferire nell’insieme un aspetto particolare di signorilità contribuiranno assai i materiali impiegati, tutti nobilissimi. Le grandi colonne saranno in travertino romano; così pure i muri esterni saranno quasi ovunque rivestiti con lastre di travertino disposte a giunti continui. Le pensiline saranno rivestite in mosaico di vetro. Negli interni i marmi saranno usati con larghezza e possiamo anzi affermare che in tutti i particolari già studiati si nota la preoccupazione costante di attenersi alle migliori soluzioni, pur tenendo presenti le considerazioni economiche. Angiolo Mazzoni, che attraverso una serie di lavori, molti dei quali importantissimi (Stazione di Messina, di Reggio Calabria, di Bolzano, di Siena, di Montecatini, di Littoria ecc.; Palazzi delle poste di Agrigento, Sabaudia, Littoria, Grosseto, Massa, Pistoia, Gorizia, Novara, Ostia, ecc.), ha continuamente raffinato la propria sensibilità artistica, dimostra ora di essere pervenuto ad una sana ed esauriente maturità. Già la Stazione di Messina (dove il porticato eccessivamente lungo che congiunge la stazione centrale con la marittima poteva forse essere risparmiato), da poco ultimata, rappresenta la forte affermazione di un’architettura moderna, sana, armonica, largamente romana, pienamente convincente. La stazione di Roma, concepita nello stesso clima, ma ricca di ben altri mezzi, nata con maggior impeto creativo, costituirà un’opera di ben più alto valore.

Ammirevole figura, quella di Angiolo Mazzoni! Pur dirigendo un ufficio e sopportando tutti i pesi della burocrazia, è riuscito ad imprimere, con fede e tenacia, a tutti gli innumerevoli lavori a lui affidati, il soffio vivificatore dell’arte e di uno spirito nuovo là dove da tempo l’architettura era limitata ai compiti modesti di pratiche di ufficio. Questo singolarissimo funzionario ha saputo conferire alla carica che egli copre nel Ministero delle Comunicazioni una importanza eccezionale ed un tono del tutto personale.” (M.Piacentini, La nuova Stazione di Roma Imperiale, in “Architettura”, XVIII, dicembre 1939, fasc. speciale, pp. 72-85.)

Angiolo Mazzoni, Prospettiva della facciata esterna del fabbricato viaggiatori della stazione di Messina Centrale [MART (TN), Archivio del ‘900]